LA PIEVE

Un pò di storia della Pieve di San Venanzio

“Antichissima è la chiesa di S. Venanzo. Non lungi dalla città, dalla parte del ponente, eretta a parrocchia fin da epoca remota. Da un vetustissimo codice della cancelleria vescovile si rileva che fino dal 1325 il rettore di questa cura pagava il sinodattico (cioè una tassa) alla mensa episcopale [...] "

Età romana

In età romana le colline oggi dette di S. Venanzio facevano parte di quell’ager Gallicus che Catone ( nato nel 234 a.C.) - ricordava come particolarmente vocato alla coltivazione della vite, tanto che da uno iugero di vigneto si potevano ricavare ben 20 cullei (= 1048 litri) di vino.

Nell’area erano presenti delle piccole fattorie, ma tutte probabilmente facevano riferimento ad una grande villa urbano-rustica che occupava un pianoro panoramico, aperto verso oriente sulla pianura del Metauro e con la quinta dirupata della gola del Furlo ad occidente. Villa che, accanto a strutture legate allo sfruttamento agricolo del territorio, aveva certamente un settore lussuoso riservato alla residenza padronale: la raccolta di superficie ha portato al recupero di tessere policrome di mosaico, di crustae (piccole mattonelle parietali) di marmo, di frammenti di intonaco dipinto, di laterizi a settore di cerchio utilizzati per creare colonnati. La villa aveva probabilmente anche una piccola struttura termale, o per lo meno un sistema di riscaldamento ad ipocausto come attestano i resti di suspensurae, cioè di colonnine reggenti il pavimento superiore sotto il quale veniva convogliata l’aria calda prodotta in appositi forni.

Fra i materiali sono state recuperate anche monete che vanno dal 41 a. C., alla tarda età imperiale, con un addensamento fra I e II sec. d.C. (monete di Augusto, Adriano, Severo Alessandro). Entro tali termini va quindi collocata la vita della villa. Probabilmente in rapporto con la stessa villa va posta anche la tomba con ricca urna cineraria cilindrica, di marmo rinvenuta in passato a lato della strada, non lontano dal ponte detto “di Diocleziano”.

Età medioevale

In età alto medioevale il territorio collinare ad ovest di Fossombrone veniva indicato con il toponimo di “Carpineto”, con riferimento alla prevalenza, fra la flora del luogo, di carpini che avevano sottratto spazio all’agricoltura nel lungo periodo di abbandono, dopo la caduta dell’impero romano.

In tale età, nell’ambito dell’organizzazione ecclesiastica del territorio, sulla collina di S. Venanzio sorse una pieve, detta negli antichi documenti “ plebs Santi Venantii de Carpineto”. La pieve era una chiesa che aveva giurisdizione su un territorio in cui potevano esserci anche chiese o cappelle minori da essa dipendentii. Solo in essa – ad esempio – esisteva il Battistero e si poteva amministrare il battesimo. Nel 1290 era arciprete della pieve Carpineto un don Ugolino che in tale anno pagò12 soldi di decima ai collettori pontifici. Comunque la pieve di Carpineto sul finire del secolo XIII, non doveva essere molto ricca: una nota aggiunta all’elenco delle decime pagate nel 1299 ci informa che un certo don Servusdeus, plebanus de Carpineto giura “sui Santi Vangeli di Dio, toccando con le mani il libro, di non avere frutti o redditi ecclesiastici in rapporto ai quali sia tenuto al pagamento della decima, secondo il dettato delle lettere apostoliche”.

Nei secoli successivi l’organizzazione plebana andò in decadenza, finchè venne sostituita dalla attuale parrocchia.
La chiesa e la parrocchia continuarono ad essere intitolate a S. Venanzio: anzi il nome del santo prevalse progressivamente anche come toponimo del territorio, mettendo in ombra l’originario “Carpineto”.
La chiesa parrocchiale fu più volte restaurata nel corso dei secoli. L’assetto odierno le fu dato dal un grosso intervento di metà ottocento, come risulta dalla memoria sotto riportata.

La chiesa di S. Venanzio

La chiesa di s. venanzio in un manoscritto di Modesto Morosini (anno 1853).
“Antichissima è la chiesa di S. Venanzo. Non lungi dalla città, dalla parte del ponente, eretta a parrocchia fin da epoca remota. Da un vetustissimo codice della cancelleria vescovile si rileva che fino dal 1325 il rettore di questa cura pagava il sinodattico (cioè una tassa) alla mensa episcopale.
Leggesi da un libro dell’archivio parrocchiale una memoria scritta dal rettore don Gerolamo Futi, ove indicasi che qui vi esisteva anche il Battistero, poiché nel demolire una facciata per riattare il sacro edifizio, si rinvenne entro il muro il catino di pietra del Furlo col coperchio di legno. Questo Battistero fu levato circa 140 anni fa e quale ne sia stato il motivo è ignoto. Allorchè, nel 1850 si cominciò a riparare con solidità questa chiesa, ne furono trovate le vestigia e pezzi inerenti.
La esistenza delle ville di Carpineto Alto e Carpineto Basso, che erano delle colline prossime alla accennata cura dà luogo a presumere la causa per cui fosse collocato qui il fonte Battesimale. Nell’anno 1788 la signora Lucia Angelini donò alla parrocchia uha somma di denaro per la compera di un predio, il di cui fruttato veniva stabilito per il mantenimento della lampada dinanzi all’augusto Sacramento.
Al presente la medesima chiesa, nell’occasione dei riattamenti si rinnova quasi del tutto, per cui le rendite parrocchiali sono tenute in Economica Amministrazione, finchè l’opera verrà perfettamente compiuta.”

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